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Grappa I Millesimi 2008
Grappa I Millesimi 2008
Grappa I Millesimi 2008
In Piemonte, si distilla questa Grappa, frutto di una sinfonia di Moscati del Piemonte sposati in un’unica cuvée che si evolve in barriques di rovere di Allier e Limousine
COLORE: Oro antico.
PROFUMO: Delicata ghirlanda di fiori acacia, fresia, verbena su uno sfondo di miele, sensuale e morbido.
SAPORE: In bocca questa grappa è opulenta come una donna di Botero, sinuosa e sexy e insieme profumata come un bouquet di violette di Parma.
La grappa è una cosa viva e come tale va trattata. Mandarla in giro appena fatta sarebbe come pretendere di far camminare da solo un bimbo di un anno. Bisogna farle le ossa, anche alla grappa, e, al tempo giusto, sposarla. Così mi diceva mio nonno Lazarito quando mi portava per mano nelle cantine d’invecchiamento a respirare il profumo degli angeli.”

Dolce e buon Vitigno, Il Moscato, proveniente dall’Asia Minore si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo portato dai marinai greci e fenici.
La predilezione per questa varietà è descritta da Varrone, Columella e Plinio che lo ricordano con il nome di Apiciae e Apianae per il fascino esercitato sulle api dalla dolcezza dei suoi acini.
Tutti i Moscati coltivati in Italia hanno aromi tipici dovuti principalmente ad alcuni terpeni di cui il LINALOLO è in questo caso il maggior rappresentante.
Tre le tipologie principali: Moscato bianco o di Canelli (Grecia), Moscato giallo o fior d’arancio (Sirio per le sue origini mediorientali), Moscato d’Alessandria o Zibibbo (Egitto)
Me lo aveva insegnato Nonno Lazarito già da bambina che tra settembre e ottobre sulle nostre colline di Langa e Monferrato bisogna camminare con gli occhi aperti e il naso attento perché l’aria si carica di profumi inebrianti, ogni vite ha una voce diversa con l’uva,piena d’umori, che tra poco diventerà vino, ma lascerà la vinaccia ancora vibrante di aromi, quelli che cercava mio nonno quando passava dai contadini a fine vendemmia per scegliere quella materia prima che, con un misterioso e alchemico viaggio attraverso i tubi e le serpentine dell’alambicco, scende goccia a goccia sotto forma di Grappa.
Ed io, portata per mano, respiravo il profumo del Moscato cercando di capire se era quello di Calosso o di Canelli e immaginavo i folletti che avrebbero trasformato quegli aromi in un liquido bianco e trasparente che sapeva di fiori e di miele.
Così cominciò il mio viaggio nella grappa, ancora pieno di sorprese e ad ogni assaggio, rivivo la lezione di quel grande Vecchio che mi ha insegnato “tante belle cose”.
Poi arrivò Gino Veronelli che continuò la lezione del nonno arricchendola con i suoi “imperativi categorici”: vinacce singole per ogni grappa, distillazione in alambicco discontinuo, a vapore o a bagnomaria, maturazione in barriques che donano alla grappa le doti di eleganza e completezza dei grandi Cognac, Calvados, Whisky.
La mia prima prova la feci nel 1986 con una linea di grappe da vitigni antichi piemontesi. Un’idea nuova una linea che battezzai con le mie iniziali AB
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